Quarto giorno di navigazione. Le coste rappresentano ormai un ricordo offuscato dalla nebbia che quella mattina scese ad avvolgere ogni cosa attutendo immagini, suoni e profumi. Ci avevo passato quasi un terzo della mia vita in quel piccolo porticciolo. Il mio posto era sempre garantito e le mie paure protette e tenute a freno da cime saldamente fissate in banchina. In quegli anni ho visto centinaia di piccole e grandi imbarcazioni affacciarsi con la speranza di poter ormeggiare anche solo per una breve sosta. Anche solo per sfuggire alle violente bufere che imperversavano all'esterno. Mentre io conoscevo i pericoli del mare aperto solo attraverso racconti e leggende e quelli spruzzi di onde infrante contro le alte dighe. Ma ciò non bastava più. Il tempo era ormai perfettamente scandito da routines consolidate e la ripetitività si nutriva della mia materia grigia che da troppo tempo viveva ormai uno stato di torpore atrofizzante. L'irrequietezza cresceva di giorno in giorno finchè la base sicura non si trasformò a poco a poco in una prigione di massima sicurezza. E così quella mattina mi dissi: basta Valeria. Il momento di tagliare le cime è arrivato. "Comandante, sono qui per informarla che sto per lasciare il porto, domani parto." "Come parti?! E per dove...?" "Non lo so. Parto. Mi affaccio al mondo. Vado a sfidare l'immensità. Vado a misurarmi con le mie forze e le mie paure. Vado a sfruttare i venti e le correnti. Vado ad esplorare nuovi orizzonti. Ad ammirare il sole calare in luogo e risorgere in un'altro. Vado ad incontrare nuova gente e a scambiare con loro esperienze e valori. Vado a vivere nuove avventure". Quarto giorno di navigazione. Mare aperto. Dubbi e paure si alternano rapidamente a determinazione e coraggio. Sono sola con me stessa ora ma dalla mia parte un vento amico mi spinge lontano
14 marzo 2007
Nuovi orizzonti
Quarto giorno di navigazione. Le coste rappresentano ormai un ricordo offuscato dalla nebbia che quella mattina scese ad avvolgere ogni cosa attutendo immagini, suoni e profumi. Ci avevo passato quasi un terzo della mia vita in quel piccolo porticciolo. Il mio posto era sempre garantito e le mie paure protette e tenute a freno da cime saldamente fissate in banchina. In quegli anni ho visto centinaia di piccole e grandi imbarcazioni affacciarsi con la speranza di poter ormeggiare anche solo per una breve sosta. Anche solo per sfuggire alle violente bufere che imperversavano all'esterno. Mentre io conoscevo i pericoli del mare aperto solo attraverso racconti e leggende e quelli spruzzi di onde infrante contro le alte dighe. Ma ciò non bastava più. Il tempo era ormai perfettamente scandito da routines consolidate e la ripetitività si nutriva della mia materia grigia che da troppo tempo viveva ormai uno stato di torpore atrofizzante. L'irrequietezza cresceva di giorno in giorno finchè la base sicura non si trasformò a poco a poco in una prigione di massima sicurezza. E così quella mattina mi dissi: basta Valeria. Il momento di tagliare le cime è arrivato. "Comandante, sono qui per informarla che sto per lasciare il porto, domani parto." "Come parti?! E per dove...?" "Non lo so. Parto. Mi affaccio al mondo. Vado a sfidare l'immensità. Vado a misurarmi con le mie forze e le mie paure. Vado a sfruttare i venti e le correnti. Vado ad esplorare nuovi orizzonti. Ad ammirare il sole calare in luogo e risorgere in un'altro. Vado ad incontrare nuova gente e a scambiare con loro esperienze e valori. Vado a vivere nuove avventure". Quarto giorno di navigazione. Mare aperto. Dubbi e paure si alternano rapidamente a determinazione e coraggio. Sono sola con me stessa ora ma dalla mia parte un vento amico mi spinge lontano
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