26 aprile 2007

Occhio bambino

Che bello sarebbe poter tornare a guardare il mondo con i suoi occhi.... un mondo percepito come depositario di quella innocenza, purezza, fantasia, ingenua spontaneità perdute con gli anni. Tornare a domandarsi chi siano tutte quelle persone che si affannano, corrono, vanno, ma dove e perchè? Tornare a far caso all' incredibile varietà di ciò che ci circonda con lo stesso stupore di chi la vede per la prima volta. Senza filtri, preconcetti, aspettative. Lasciarsi rapire da un volto, un sorriso, un oggetto dalla forma strana, un colore, un suono un movimento. E' lo sguardo di un bimbo che può darci la misura di quanto lui possa cogliere molto più di quanto noi a volte siamo in grado di fare. Rapiti dai nostri pensieri, dalla fretta dall'indifferenza. Mentre lui, con estrema naturalezza ti guarda fisso negli occhi, ti osserva, scruta la tua espressione, capisce chi sei, riesce a comunicarti essattamente ciò che vuole. Ma dove è finita questa nostra capacità di emozionarci di fronte all'ignoto, di lasciarci sorprendere, di affidarci totalmente a chi ci ama? Sarebbe fantastico, anche solo per un momento, poter guardare il mondo con i suoi occhi per capire quanto di bello ci lasciamo scorrere davanti senza minimamente accorgercene. "Il genio non è altro che l'infanzia ritrovata per un atto di volontà" (Charles Baudelaire)

19 aprile 2007

Illusioni

Stasera Martina è sola. Il piccolo Trudy, l’innocente coniglietto in peluche se ne sta li ad osservarla seduto sulle sue zampotte, con quelle lunghe orecchie pendule dalla punta marrone, come il suo morbido musetto. Le basta guardarlo per tornare a quel momento, a quella sera in cui si vide quel sacchetto colorato giungere tra le sue mani… “Scusate, chi è Martina?” L’aula si blocca e una dozzina di sguardi sorpresi e curiosi rimbalzano tra lei e il misterioso pacchetto che la segretaria le porge. Imbarazzo, sorpresa, speranza e la sensazione forte ma troppo incredibile per essere accettata che lui fosse davvero li la pervadono. Ma se davvero quella bustina aveva percorso 400km per giungere in tempo nel giorno del suo compleanno, meritava di essere aperta in totale solitudine. Almeno il biglietto può essere letto però “Ciao Piccola, come avrei mai potuto lasciarti sola nel giorno del tuo compleanno…?” Stordita, invita i suoi compagni di corso a continuare la lezione ormai quasi alla fine. Ma l’impazienza è troppa, bisogna andare a capire come diamine è arrivata fin lì. Sale le scale con il nodo in gola ma la segretaria è andata via, nessuno sa niente e fuori non c’è nessuno. Finito il corso lo troverà li fuori ad attenderla e dopo un abbraccio infinito, ecco che Trudi giunge tra le sue braccia che istintivamente lo stringono e lo accoccolano a sé. Stasera Martina è sola, e proprio come allora Trudy è poggiato sulla sua pancia, mentre le sue carezze scivolano lungo il suo pelo morbido. E lei se ne sta li, totalmente destabilizzata a chiedersi come sia possibile che dopo solo poco meno di un mese, “l’uomo dei suoi sogni” non ci sia più. Due sere fa si erano lasciati via sms dicendosi “ti amo” ma arresi all’impossibiltà di riuscire a vivere una storia così sofferta, travagliata, vera e alla consapevolezza che dall’indomani le loro esistenze si sarebbero divise, ma incapaci di evitarlo. Stasera Martina è sola, tra le sue mani un vecchio libro speciale, donatole da una persona speciale che l’aveva sostenuta in un momento triste della sua esistenza. E si apre proprio su una frase:“Ogni persona, tutti gli eventi della tua vita sono lì perché tu li hai attratti li. Quello che decidi di fare con essi dipende da te”. E poi: “Non lasciarti sgomentare dagli adii. Un addio è necessario prima che ci si possa ritrovare. E il ritrovarsi dopo momenti o esistenze è certo per coloro che si amano”. Infine: “Mai ti si concede un desiderio senza che inoltre ti sia concesso il potere di farlo avverare, può darsi che tu debba faticare per questo tuttavia”. Stasera Martina è sola ma nella sua testa, nel suo cuore, ad ogni suo respiro, c’è lui, costantemente. Stasera Marina è sola ma una certezza si rafforza in lei, che lo ama come nessuno mai e che lo rivuole con se per sempre, come è stato da subito e come sa che saprebbe tornare ad essere.

12 aprile 2007

La vera essenza

A volte ci perdiamo. Dimentichiamo chi siamo. E ci ritroviamo ad osservare con sospettoso distacco ciò che ci circonda. E non ci arriva più niente. La corazza caratteriale che ci siamo così a fatica costruiti addosso, strato per strato, sofferenza dopo sofferenza, finisce per diventare talmente spessa da impedire anche al più audace raggio di sole di riuscire a penetrare. E ci ritroviamo schiacciati sotto il peso della stessa armatura. Sopraffatti dall’impossibilità di agire con quella sana e autentica leggerezza dell’essere. Quando, per ristabilire il contatto, basterebbe solo attingere all’energia bloccata, scrollarci di dosso paure e pensieri autolimitanti, insomma, riavvinarci alla nostra autentica “essenza”

04 aprile 2007

L'abbraccio

Siamo dipendenti dalla nascita. La sensazione primaria di beatitudine nel sentirci racchiusi e cullati tra le braccia di chi ti ama a prescindere, è qualcosa che probabilmente non smettiamo mai di ricercare. E così anche stanotte in quel letto immenso senza lui, Angy vorrebbe solo ritrovare il suo calore lungo ogni centimetro dalla sua morbida pelle come quando le dormiva addosso e i loro respiri si fondevano, i loro corpi si abbandonavano, le paure svanivano. Sogna quell’abbraccio primordiale che le consentiva di guardare il mondo che ti circonda senza alcuna timore dell’ignoto, senza filtri, senza barriere. Ma di quale universo parallelo sarà mai stato fatto prigioniero? “Ehi amore ma perché piangi, vieni qui…”. La sua mano le accarezza delicatamente i capelli mentre le sue labbra sono già sulle sue guance umide. “Ho fatto un sogno bruttissimo…” Finalmente i suoi occhi, ancora lucidi di disperazione, schiudendosi con timore ritrovano davanti a sé lo sguardo incantato del suo uomo che la guarda con lo stupore e la meraviglia di chi ritrova ogni volta la cosa più bella che ha.