28 gennaio 2008

L'amore non fa domande

Gliela aveva detta Laura la prima ragazza che aveva amato e quando l'amore tra loro fini', come tutte le cose che appartengono a questa vita, l'aveva fatta sua. L'amore non fa domande. Gli piaceva questa frase. Gli era piaciuta da subito. Poteva essere il titolo di un libro. Era piu' piccola di lui di quattro anni, ma per certi versi nonostante i suoi 15 anni era molto piu' matura. Gli piaceva come baciava. Ci metteva tutto quello che aveva dentro. Scherzando lui li chiamava i baci conditi. In ogni suo bacio c'era tutto quello che di bello c'era in lei. Tutto quello per cui lui si era innamorato, ma non glielo diceva. "L'amore arriva, entra senza bussare e si siede accanto a te guardandoti irriverente. Dritto negli occhi. Entra nel tuo cuore come fosse casa sua, conosce gia' tutto di te, le tue abitudini, le tue manie, i tuoi orari. Mette in disordine e non riordina mai. L'amore e' un cuore disegnato su un muro bianco dietro l'angolo. Quando sei pronto devi solo girare l'angolo. Tutto qua" gli aveva detto quel pomeriggio in pullman mentre tornavano dalla gita scolastica di 5 giorni in Austria. Era il 1986. Era la prima storia d'amore del sognatore, fini' un anno e mezzo dopo. [continua]

16 gennaio 2008

ultimi appunti...

Quando arrivi a Ground Zero la memoria come una giostra malinconica fa un giro all'incontrario, riavvolgendo il nastro di una storia che non si vorrebbe mai aver ascoltato, ne' tantomeno vissuto. Questa come tutte le storie in cui l'uomo uccide i suoi simili. Appena arrivi a Ground Zero la prima cosa che ti colpisce e' il vuoto, lo spazio di cielo che prepotentemente ti si para davanti agli occhi. Non era piu' abituata a vedere tanto cielo. Dopo una settimana tra una miriade di grattacieli, quello spazio aveva un che di innaturale. La seconda cosa che ti colpisce e' il buco. Quel cratere nel quale si scava per ricostruire una ferita che niente e nessuno potra' piu' rimarginare. Non faccio foto a Ground Zero. I miei occhi guardano distratti. Il dolore e' troppo forte, troppo pesante da sostenere. Non stamattina. Ieri e' arrivata una coppia di amici dall'Italia, Ivano e Stefania. Con loro e Luisa passo il resto della giornata in giro per Seaport, guardando da lontano il ponte del suo immaginario di bambino, il ponte di Brooklyn, quando per la prima volta masticai una chewing gum e fantasticai che prima o poi un giorno lo avrei visto da vicino. Per un buco nella memoria che si apre, un altro si chiude.

09 gennaio 2008

Appunti NewYork. esi

Quella mattina Vale si sveglio' con quell'idea che gli ronzava per la testa. Non era la prima volta che si affacciava alla balconata dei suoi pensieri. Ma quella mattina si affaccio' con piu' decisione di altre. La lascio' a letto e si alzo' per andare in bagno. Voleva rimanere da solo. Niente ronzii. Si guardo' allo specchio e gli parve di vedere una ruga in piu'. "Cazzo!" esclamo'. Ritornando a letto penso' a che ora quella maledetta ruga si fosse segnata sul suo volto. Lascio' che un'istantanea di se' giovane si puntellasse sulla sua retina. Piu' passsano gli anni e piu' mi convinco che il tempo non e' affatto galantuomo penso' mentre rifece spazio nella sua testa a quell'idea. Ci sono attimi che durano una vita e vite che durano un attimo. In entrambi i casi la differenza la fa solo l'intensita' di quell'attimo. Di quell'idea di attimo. Dei bambini dalla palestra di fronte casa sua gridano per la strada a dei passanti di lanciargli il pallone. "Signora, signora. Mi sente?". Vale alzo' lo sguardo dal suo libro e vide un sorriso bianco spuntare da una carnosa bocca mediterranea. "Signora deve allacciarsi la cintura di sicurezza, stiamo per decollare". Vale fece di meglio. Allaccio' il suo sogno. Quello di andare a New York. Questa sara' la storia di quel viaggio. [continua]