09 gennaio 2008

Appunti NewYork. esi

Quella mattina Vale si sveglio' con quell'idea che gli ronzava per la testa. Non era la prima volta che si affacciava alla balconata dei suoi pensieri. Ma quella mattina si affaccio' con piu' decisione di altre. La lascio' a letto e si alzo' per andare in bagno. Voleva rimanere da solo. Niente ronzii. Si guardo' allo specchio e gli parve di vedere una ruga in piu'. "Cazzo!" esclamo'. Ritornando a letto penso' a che ora quella maledetta ruga si fosse segnata sul suo volto. Lascio' che un'istantanea di se' giovane si puntellasse sulla sua retina. Piu' passsano gli anni e piu' mi convinco che il tempo non e' affatto galantuomo penso' mentre rifece spazio nella sua testa a quell'idea. Ci sono attimi che durano una vita e vite che durano un attimo. In entrambi i casi la differenza la fa solo l'intensita' di quell'attimo. Di quell'idea di attimo. Dei bambini dalla palestra di fronte casa sua gridano per la strada a dei passanti di lanciargli il pallone. "Signora, signora. Mi sente?". Vale alzo' lo sguardo dal suo libro e vide un sorriso bianco spuntare da una carnosa bocca mediterranea. "Signora deve allacciarsi la cintura di sicurezza, stiamo per decollare". Vale fece di meglio. Allaccio' il suo sogno. Quello di andare a New York. Questa sara' la storia di quel viaggio. [continua]

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