25 febbraio 2008

Punto di fuga

Le immagini scorrevano davanti ai suoi occhi veloci come fotogrammi impazziti impressi su un finestrino di un treno in corsa. I suoi treni erano tutti cosi'. In fuga. Erano treni proiettati verso destinazioni sconosciute come le parole impresse su un ingiallito diario severo custode di pensieri senza meta. Nonostante avesse sempre con se' il suo portatile, questi pensieri preferiva affidarli a una penna. La sua. Non c'era rimasto troppo da fare ormai. E questo non lo calmava. Era un uomo in fuga da tutto e da tutti. A 30 anni vedeva la fuga come un elemento necessario per la sua maturazione. A 40 anni, invece, cominciava a vederla come una sconfitta. Un'anomalia. Un qualcosa che portava dentro di se' il sapore amaro di una vita passata ad edulcorare pillole buttate giu' troppo in fretta e il piu' delle volte senza acqua. Fuori il sole troneggiava al centro di un cielo privo di nuvole quando la vide entrare nella carrozza ristorante lasciandosi avvolgere dal suo profumo. [continua]

18 febbraio 2008

due modi di dire la stessa cosa

Eravamo seduti uno di fronte all'altro in una stanza semibuia dalle pareti verdastre per la quasi totalita' ricoperte di muffa che contribuiva a rendere l'aria ancora piu' rarefatta. L'aria era talmente solida che ci costringeva a dei lunghi e affannosi respiri. Eravamo soli. Lui ed io. In quella stanza tutto era complicato. Parlare, respirare, guardarsi negli occhi. C'era troppa gravita'. E quando si riusciva a fare una di queste cose si aveva la sensazione di aver fatto qualcosa di straordinario. Il tavolo di legno marcio faceva pandan con le sedie conferendo all'ambiente un che di claustrofobico che ti spingeva a guardare la porta sperando che dietro di essa non avessero tirato su' un muro definitivo. Sembrava la stanza di una di quelle case che vengono abbandonate per anni e tutto, ricordi, mobili viene velocemente nascosto sotto pudiche lenzuola bianche. Qui, al contrario, sotto le lenzuola non c'eravamo che noi due, la vittima e il carnefice di una societa' troppo cinica e spietata per accettare entrambi. Bianco e nero, dritto e rovescio, buono e cattivo. Eravamo due modi di dire la stessa cosa. Eravamo uno di fronte all'altro in una stanza semibuia dove non c'era spazio per i rimpianti e i ripensamenti. [continua]

11 febbraio 2008

il giocatore...

La pallina aveva appena iniziato le sue rivoluzioni. Era la cosa che gli regalava l'eccitazione piu' grande. Quel solido silenzio che si stendeva sulla sala non appena il croupier lanciava la pallina nella roulette catalizzando su di essa tutti gli sguardi del tavolo. Un silenzio pulito e profumato come un lenzuolo appena stirato e adagiato su un letto che sa ancora di peccato carnale, di fantasie erotiche soddisfatte. Qui non c'erano solo due vite da soddisfare. C'erano molte di piu'. Tante quante le possibili combinazioni che quella pallina poteva realizzare. Nell'economia della nostra storia la vita da soddisfare era quella di Edoardo con il suo carico di attese e delusioni da affogare nel solito bourbon rigorosamente liscio accanto a lui. Rien ne va plus scandisce il croupier mentre la pallina sta terminando la sua corsa verso l'irraggiungibile possibile. Gli occhi rallentano la loro corsa all'interno delle orbite di ognuno mentre il cuore aumenta i suoi battiti come una colonna sonora all'interno di un film che sta raggiungendo il suo climax. Edo sa gia' dove terminera' la pallina e lo sussurra al suo vicino mentre butta giu' in apnea una sorsata del suo bourbon diversa dalle altre. [continua]

05 febbraio 2008

La casa vouta

Era un giorno come tanti. Un giorno vuoto e ovattato come la casa in cui viveva. Gli piaceva alzarsi in quella casa. Michela aveva portato via tutto. O quasi. In camera aveva lasciato solo il letto. Sebastiano lo aveva difeso con tutte le sue forze. I mobili, pero', erano usciti con lei. L'avevano seguita come gli internisti seguono il primario tra le stanze del loro primo ospedale. Se avesse potuto avrebbe sdradicato anche il parquet e forse anche qualcos'altro. Lo stereo lo odiava gia' da prima pertanto non fu difficile salvarlo. Era una fredda mattina di gennaio. Fuori la colonnina di mercurio indica 0°. Le previsioni dicono che forse oggi pomeriggio nevichera'. Sebastiano abita a Soho, un ridente e alla moda quartiere di Manhattan. Vive in una casa vuota, con un letto, un armadio a muro, uno stereo, un angolo cottura, un divano, un tavolo e 2 sedie. La sua storia comincia dalla fine come una videocassetta gia' vista ma che non si e' avuto la premura di riavvolgere e cosi' inavvertitamente ti vanno agli occhi alcune scene finali. La sua storia e' la storia di un sogno non realizzato per mancanza di fondi. [continua]