18 febbraio 2008

due modi di dire la stessa cosa

Eravamo seduti uno di fronte all'altro in una stanza semibuia dalle pareti verdastre per la quasi totalita' ricoperte di muffa che contribuiva a rendere l'aria ancora piu' rarefatta. L'aria era talmente solida che ci costringeva a dei lunghi e affannosi respiri. Eravamo soli. Lui ed io. In quella stanza tutto era complicato. Parlare, respirare, guardarsi negli occhi. C'era troppa gravita'. E quando si riusciva a fare una di queste cose si aveva la sensazione di aver fatto qualcosa di straordinario. Il tavolo di legno marcio faceva pandan con le sedie conferendo all'ambiente un che di claustrofobico che ti spingeva a guardare la porta sperando che dietro di essa non avessero tirato su' un muro definitivo. Sembrava la stanza di una di quelle case che vengono abbandonate per anni e tutto, ricordi, mobili viene velocemente nascosto sotto pudiche lenzuola bianche. Qui, al contrario, sotto le lenzuola non c'eravamo che noi due, la vittima e il carnefice di una societa' troppo cinica e spietata per accettare entrambi. Bianco e nero, dritto e rovescio, buono e cattivo. Eravamo due modi di dire la stessa cosa. Eravamo uno di fronte all'altro in una stanza semibuia dove non c'era spazio per i rimpianti e i ripensamenti. [continua]

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